| Don Giuseppe Morosini - lineamenti storici |
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| lunedì 06 aprile 2009 | |
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DON GIUSEPPE MOROSINI Lineamenti storici
A Ferentino il 19 marzo 1913 nacque don Giuseppe Morosini, ultimogenito di una famiglia numerosa e timorata di Dio. Avuta in tenera età la vocazione religiosa, dopo una breve esperienza nel locale Seminario Diocesano entrò nella Congregazione dei Signori della Missione, i sacerdoti fondati da S. Vincenzo de’ Paoli con la finalità di soccorrere i poveri e i bisognosi. Conclusi gli studi e il periodo di formazione, il Sabato Santo del 1937 in S. Giovanni in Laterano (Roma) fu ordinato sacerdote da mons. Luigi Traglia. Don Giuseppe Morosini esercitò il ministero sacerdotale dapprima a Roma, poi a Piacenza dove, nel 1939, venne incaricato delle missioni e dell’assistenza spirituale al Collegio S. Vincenzo. Nel 1942 divenne cappellano militare nel 4° reggimento artiglieria Df alloggiato a Laurana. Nell’autunno del medesimo anno i Superiori lo richiamarono a Roma per inviarlo in missione nei paesi dell’Abruzzo e della Sabina. A missione ultimata rientrò a Roma dove prestò la sua opera in Prati presso la scuola Pistelli, centro di raccolta dei ragazzi provenienti dalle zone sinistrate dalla guerra. Dopo l’8 settembre 1943 si impegnò ancor di più nell’azione sociale e politica oltre che religiosa: dal 10 ottobre cominciò ad assistere spiritualmente un gruppo di partigiani a Monte Mario. Tradito da un vigliacco, un tal Dante Bruna, che si spacciò per amico e partigiano, don Morosini fu catturato dai nazisti il 4 gennaio 1944 e fu rinchiuso a Regina Coeli nella cella 382 del 3° braccio politico tedesco. Qui ebbe come compagno di cella Epimenio Liberi, poi trucidato alle Fosse Ardeatine, al cui figlioletto nascituro dedicò una struggente Ninna Nanna. A Regina Coeli Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica Italiana, ebbe modo di incontrarlo dopo uno degli estenuanti interrogatori delle S.S. e lasciò questa toccante testimonianza: “Detenuto a Regina Coeli sotto i tedeschi, incontrai un mattino don Giuseppe Morosini: usciva da un interrogatorio delle S.S., il volto tumefatto grondava sangue, come Cristo dopo la flagellazione. Con le lacrime agli occhi gli espressi la mia solidarietà: Egli si sforzò di sorridermi e le labbra gli sanguinarono. Nei suoi occhi brillava una luce viva. La luce della sua fede. benedisse il Plotone di esecuzione dicendo ad alta voce: “Dio, perdona loro: non sanno quello che fanno”, come Cristo sul Golgota. Il ricordo di questo nobilissimo martire vive e vivrà sempre nell’animo mio” (Roma, 30 giugno 1969). Dopo un processo-farsa don Giuseppe Morosini fu condannato a morte. Nonostante l’intervento della Santa Sede, che cercò di scongiurare l’esecuzione capitale, la sentenza venne eseguita nel Forte Bravetta di Roma il 3 aprile 1944.
Motivazione della MINISTERO DELLA GUERRA
PRINCIPE DI PIEMONTE
con suo Decreto
ha conferito la
medaglia d’oro al valor militare “Sacerdote di alti sensi patriottici, svolgeva, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, opera di ardente apostolato fra i militari sbandati, attraendoli nella banda di cui era cappellano. Assolveva delicate missioni segrete, provvedendo altresì all’acquisto ed alla custodia d’armi. Denunciato ed arrestato, nel corso di lunghi estenuanti interrogatori respingeva con fierezza le lusinghe e le minacce dirette a fargli rivelare i segreti della resistenza. Celebrato con calma sublime il divino sacrificio, offriva il giovane petto alla morte. Luminosa figura di soldato di Cristo e della Patria” Roma, 8 settembre 1943 – 3 aprile 1944.
Il Ministro Segretario di Stato per gli Affari della Guerra Roma, addì 17 febbraio 1945
Registrato alla Corte dei Conti IL MINISTRO |


