| La moglie Lea |
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| martedì 17 febbraio 2009 | |
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Giuseppe Ermini incontrò Lea, la futura moglie, nel marzo del 1928 nella sala A della biblioteca romana Vittorio Emanuele. Ermini, docente di diritto all'Università di Cagliari, frequenta la Biblioteca per i suoi studi; Lea, laureata in Lettere, per affrontare l'esame di abilitazione all'insegnamento. Passa qualche mese dall'incontro in Biblioteca ed Ermini scrive a Lea questa lettera: "Vedo davanti a me, me stesso in un garbuglio inestricabile di impressioni e di contraddizioni e il tono di questa mia lettera, forse poco levigata, può darsi sia il riflesso di questo sforzo di chiarificazione di fronte a me stesso che vado conducendo ... non ch'io vada perdendo la fiducia in me stesso e nelle mie idee ... se è vero che in medio stat virtus, è pure vero che in mezzo sta la vita. Quando si tratta di sentimento non c'è misura che tenga! ".
Nel novembre del 1929, in prossimità delle nozze, Ermini scrive a Lea: "Noi ci siamo avvicinati l'uno all'altro per farci del bene e perché questo era necessario, non davvero per far piacere agli altri e per finire nella sciocca apoteosi del matrimonio. Sarebbe una fine un po' misera questa".
Lea e Giuseppe costruirono il loro legame sul sentimento profondo dell'amicizia. Dice "Peppino", così veniva chiamato in famiglia, a Lea: "Io non intendo l'amicizia che nel senso pieno e più assoluto della parola, quale intera e completa corresponsione e fusione di spiriti, senza ombre, fondata su una stima e una fiducia che non abbiano limiti". Lea si ricongiunse all'adorato "Peppino" nel dicembre 1989, portando con sé un plico di lettere che, disse, avrebbe voluto rileggere con lui per ricordare insieme la loro "perfetta amicizia" terrena. |
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| Ultimo aggiornamento ( lunedì 23 febbraio 2009 ) |


